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Lunedì 24 agosto 2015. Ferie finite. Si torna a lavoro.
Che cosa avete fatto di bello in questo periodo di riposo? Dove avete passato le vostre giornate? Ok, avete ragione, non sono qui per divertirmi a torturarvi ricordando i bei giorni passati e ormai finiti; tuttavia voglio raccontarvi qualcosa riguardo alle mie giornate di ferie, perché come al solito non ho potuto fermarmi a riflettere!
Da brava toscana, ho deciso di trascorrere uno dei miei giorni di riposo nella bellissima città di Firenze. Per chi non la avesse mai visitata, Firenze è una di quelle città dove ci sono duemila Musei ma dove tu puoi scegliere di vivere l’arte semplicemente camminando per strada. Firenze è arte, storia e cultura: ovunque ti volti trovi sculture, edifici, monumenti…
Una volta arrivata in Piazza della Signoria, ci si trova di fronte la bellissima e imponente statua di Michelangelo, il David (in realtà si tratta di una riproduzione, l’originale è alla Galleria dell’Accademia). Come ogni volta mi sono soffermata ad osservarla, ma stavolta oltre ad ammirare la sconvolgente bellezza dell’opera, la mia testa si è catapultata su un’immagine che spesso ho visto sui libri di tecnica pubblicitaria studiati negli anni.
Si tratta si una campagna di Levi’s, ideata da Young & Rubicam nel 1970. La campagna in realtà era nata come multi-soggetto: nei tanti messaggi pubblicitari veniva ritratta sempre un opera d’arte che indossava i jeans Levi’s. A me in particolare era tornata in mente proprio quella relativa al David di Michelangelo.
Levis-maxiCome in questo caso nella storia della pubblicità ci sono stati spesso altri richiami al mondo dell’arte e alle opere italiane. Basti pensare alla Gioconda e alle decine di immagini “personalizzate” le sono state create attorno.
Di fronte a questa montagna di marmo mi sono domandata perché le agenzie scelgano questo tipo di strategia per attirare l’attenzione degli utenti. Mi piacerebbe tanto sapere cosa ne pensate voi, intanto però eccovi la risposta che mi sono data: la rappresentazione di queste opere è innanzitutto simbolo di cultura, storia, tradizione e questo trasmette una sensazione di sicurezza e di appartenenza a prescindere da quale sia il messaggio trasmesso o il prodotto pubblicizzato. Che cosa c’è di più sicuro e stabile nella vita di un uomo di qualcosa legato alla storia? Questa non si può cambiare né mettere in discussione, al massimo si può scegliere di non conoscerla e di non approfondirla, ma l’ignoranza da sola non è sufficiente all’annullamento di essa. La storia, e quindi anche l’arte, trasmettono sicurezza, stabilità e la scelta di inserire elementi artistici simbolo del nostro paese in un messaggio pubblicitario garantisce una “base” di indiscutibilità al messaggio lanciato. Di fronte ad una campagna che ritrae il David con i Levi’s la prima percezione che si ha è che ciò di cui parliamo è un qualcosa di certo, di fondato, di concreto. E parliamo appunto di Levi’s, un’azienda che vanta una storia invidiabile e che ha creato i jeans, il capo di abbigliamento più venduto al mondo. E questo è (appunto) indiscutibile.
Oggi le agenzie di comunicazione continuano a proporre periodicamente questo tipo di Visual ai loro clienti, e spesso vediamo uscire nuove ADV che sfruttano proprio questo tipo di soggetti.
Non so se Young & Rubicam volessero arrivare davvero a questa percezione, ma questo è ciò che trasmette a me la campagna pubblicitaria del David insieme a qualsiasi altra che rappresenti un’opera d’arte. E voi cosa ne pensate?

1 Comment on Arte e Visual Marketing

  1. Matteo Pogliani
    24 agosto 2015 at 14:00 (2 anni ago)

    Penso che un altro un elemento chiave di quella campagna fosse la sorpresa e l’idea un po’ trasgressiva del visual. basta pensare a quel periodo e a quanto fosse inusuale e un po’ provocatorio vestire con i jeans le opere d’arte.
    Un tentativo (prima delle opportunità di internet) di creare attenzione (anche polemica) e sfruttarne l’onda