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Visual Marketing

Il valore del Visual Marketing nella nostra vita

Il Visual Marketing è quella strategia che utilizza immagini e video per la comunicazione di un’Azienda.

Questo tipo di approccio nel mondo del web è aumentato a dismisura negli ultimi anni, facendo addirittura nascere social network che si basano esclusivamente sulla condivisione di immagini (di cui abbiamo già molto porlato).
Ma perché tutto questo? Viviamo in una società dove la vita è frenetica, siamo sempre di corsa ed ipotizzare che un utente si concentri per tanto tempo sui contenuti che pubblicchiamo è impensabile.

Ovviamente un messaggio lanciato attraverso un’immagine risulta più immediato, veloce e non ha bisogno di “perdere troppo tempo”.
Alcuni studi dicono che siamo in grado di recepire il significato di un elemento visivo in meno di un decimo di secondo!

Ecco perché è fondamentale utilizzare le immagini all’interno dei nostri canali social: per ottenere risultati e interazione più facilmente.
Alcuni di questi dati possono confermare il reale valore del visual marketing:
– Su Facebook un’immagine riceve il 53% di MI PIACE in più rispetto ad un normale post di testo
– I Tweet contenenti immagini vengono retwittati oltre il 150% in più dei normali tweet di testo
– Ogni minuto vengono condivisi più di 700 video di Youtube
– Le infografiche di qualità hanno un tempo di lettura 30 volte più alto di un articolo
– Alcuni effetti del colore aumentano dell’80% la voglia di leggere.

E voi cosa ne pensate? Vi fermate spesso di fronte alle immagini?

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Visual e Cultura: come la pubblicità è entrata nella nostra storia

Era l’anno 1704 quando sul Boston News-letter usciva il primo vero annuncio pubblicitario.
Manifesto che ha fatto la storiaDa allora la pubblicità ne ha fatta di strada, e ha subito tantissime trasformazioni dovuti sia al contesto culturale sia ai mezzi utilizzati nei vari momenti storici. Oggi che il nostro mondo ruota soprattutto sul web e in cui tutto è digitalizzato, fatichiamo ad immaginare artisti di un tempo passato che, armati di pazienza e creatività, dipingevano con le loro mani manifesti e immagini pubblicitarie.
Ne è un fantastico esempio il manifesto creato durante prima guerra mondiale da James Montgomery Flagg che noi tutti conosciamo, e che ritrae lo Zio Sam (personificazione dell’esercito degli Stati Uniti) che indica di fronte a sé dicendo I WANT YOU.
Questo manifesto è stato riproposto in svariate versioni nel corso degli anni e ad oggi è una delle immagini più ricordate dalle persone.

babbo natale coca cola

E che dire dell’immagine della Coca Cola che ha dato vita all’immagine che oggi tutti abbiamo del favoloso Babbo Natale?
Coca Cola con l’intento di diffondere il culto della bevanda analcolica più bevuta di tutti i tempi, e soprattutto puntando ad un target strettamente giovanile, ha scelto di rappresentare un Babbo Natale vestito dei suoi colori. Quale era l’obiettivo? Associare l’immagine di questo buonissimo nonnino alla bontà del prodotto, e ovviamente tutti sappiamo che è stato centrato in pieno.
Da allora Babbo Natale è rosso e bianco ed è strettamente legato a Coca Cola.

Manifesto We can do itNel 1942, in piena seconda guerra mondiale, un altro manifesto è passato alla storia: l’immagine dipinta da J. Howard Miller per Westinghouse Electric. Questa immagine invitava le donne a prendere il posto di lavoro degli uomini partiti per la guerra e ritraeva Rosie la Rivettatrice che gridava “Possiamo farlo!”.
Inutile dire che anche questa è una delle immagini rimaste nel cuore delle persone, e che ancora oggi rappresenta l simbolo indiscusso del femminismo occidentale.

Dopo alcuni anni, con l’avvento della tv e dei mezzi radio, le immagini pubblicitarie hanno avuto larga diffusione, fino ad arrivare ai giorni nostri in cui sono “pane” per le aziende.
Ogni giorno recepiamo migliaia di messaggi pubblicitari che vanno ad intrecciarsi con la nostra vita e che entrano a far parte del nostro quotidiano.
La pubblicità, e di conseguenza le immagini che le compongono, non si limitano quindi a far arrivare un messaggio (solitamente legato all’acquisto) ma anzi portano con sé la cultura e il contesto del momento e diventano parte integrante della nostra vita.
E voi? ricordare qualche spot in particolare? Raccontatecelo…

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Tutti a parlare di VISUAL: ma che cos’è?

Parliamo di Visual.
Ma che cos’è? e di cosa esattamente parliamo quando lo nominiamo? Per quanto questo e altri blog sull’argomento si limitino a ruotare intorno al mondo pubblicitario o al marketing, parlare di visual significa porre l’attenzione su tutta una serie di linguaggi che si basano sulla capacità umana di vedere. Pittura, danza, lettura, cinema sono solo alcuni dei campi in cui il visual trova dimora.
Tuttavia, come già spiegato in questo articolo, le immagini osservate hanno un significato perché siamo a noi a darglielo mentre le guardiamo. E questo significato è in relazione alla nostra cultura e a ciò che pensiamo, tanto che mentre osserviamo noi abbiamo già delle idee in testa e il nostro sguardo “esperto” filtra le risposte in base a ciò che già conosce.

Bisogna quindi ricordare sempre che la comunicazione non è statica e che, soprattutto nel mondo della visualità, il messaggio può arrivare a destinazione con un margine di errore.
Oltre a questo, è importante notare anche quanto il visual si leghi al linguaggio: avete mai provato a vedere un film togliendo l’audio? La chiarezza di comprensione non potrà essere la stessa, e questo dimostra che il “vedere” non si limita al semplice guardare lo scorrere delle immagini. E invece avete mai provato a vedere un film d’azione eliminando solo le musiche in sottofondo? Sono sicura che la suspance andrebbe quasi a scomparire..
Ecco quindi che fare visual non è solo “creare un’immagine”, ma è creare un messaggio attraverso un linguaggio visivo, sfruttando anche tutti quegli “strumenti” che solitamente la mente umana utilizza e che amplifichino il significato del messaggio stesso.
In questo fanno da insegnanti modelli come Chanel, Lacoste, Einaudi che sono riusciti a caricare il brand di valori aggiunti facendoli diventare archetipi psicologici.

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Come la netiquette incide sull’immagine aziendale

Per netiquette si intende un insieme di regole di educazione che si dovrebbero utilizzare mentre si naviga su internet: essendo una società virtuale ci sono regole di comportamento proprio come per la società in cui interagiamo nella vita reale.

E’ importante rispettarle perchè, se spesso nella vita reale le cose possono essere interpretate, spiegate a voce e di persona, su internet c’è un’ostacolo in più: gli utenti non si vedono, non ci sono espressioni se non quelle scritte, manca il contatto umano. E’ quindi doveroso avere ancora più tatto, per non essere fraintesi o sembrare maleducati.

Di seguito un elenco delle regole da seguire, consigliate da iobloggo.com:

  1. Appena entri in un forum, una chat o una community è bene leggere i messaggi che vi circolano: così potrai renderti conto dell’argomento, del modo con cui lo si tratta, dei temi già trattati.
  2. Evita di scrivere in caratteri maiuscoli: equivale ad URLARE e così viene inteso dagli utenti.
  3. Evita di scrivere lo stesso messaggio in più luoghi (forum, email, chat, commenti). Questo equivale al cosiddetto crossposting.
  4. Evita in luoghi pubblici (forum, chat, community) polemiche e questioni personali, rispetta le idee altrui, le religioni e razze diverse dalla tua, non bestemmiare né insultare altri utenti. Evita SEMPRE il turpiloquio, non ricorrere a censure superflue. Evita di giudicare le persone, specie se non le conosci.
  5. Ognuno si senta libero di esprimere le proprie idee, nei limiti dell’educazione e del rispetto altrui: ben vengano le discussioni vivaci ed animate, ma senza trascendere i suddetti limiti!
  6. Non inviare messaggi pubblicitari, catene di Sant’Antonio o comunicazioni che non siano state sollecitate in modo esplicito.
  7. E’ severamente vietato rendere pubbliche le conversazioni private (MP, ICQ, mail, etc..) senza il consenso dei diretti interessati.
  8. Non essere intollerante con chi commette errori sintattici o grammaticali. Chi scrive, è comunque tenuto a migliorare il proprio linguaggio in modo da risultare comprensibile alla collettività.
  9. Usa le faccine per esprimere gli umori: quando dici qualcosa di sarcastico o scherzoso, è l’unico modo per comunicare all’interlocutore che non fai sul serio! Ma non abusarne: l’uso di troppe o inopportune faccine non è ben accetto. 

 E per finire mi raccomando: fate i bravi! 🙂

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Paolo Schianchi ci racconta la sua storia da pioniere del Visual Marketing

Paolo Schianchi

Paolo Schianchi, autore di “L’immagine è un oggetto” da 10 anni si dedica al Visual Marketing e quotidianamente esplora questa disciplina in tutte le sue declinazioni.
Lo stesso Paolo ha ispirato me e il mio blog, e oggi sono ONORATA di poter condividere con voi la sua esperienza, certa che sarà utile a ciascuno dei miei lettori.
Buona lettura!

Da 10 anni parli di Visual Marketing a tutti: che cosa ha ispirato la scelta di dedicarti a questa disciplina? Perché proprio questa?

Per anni mi sono occupato di design e art direction, pensando che nella forma delle cose si potesse celare la risposta all’emozione dell’acquisto, inteso in tutte le sue accezioni: da quella prettamente monetaria a quella emotiva, da quella culturale a quella visiva, solo per citarne alcune. Però al tempo steso intuivo mancare una parte. Ho preso così coscienza che la forma degli oggetti non era l’unico elemento a provocare emozioni, ma, a ben vedere, il contesto in cui venivano inseriti era l’elemento discriminate: l’ingrediente X. É stato così che mi sono inoltrato nello studio di questa nuova disciplina, scoperta per caso negli anni in cui ancora si iniziava a discuterne. Anni in cui il visual marketing era ancora tutto da sperimentare. Ne sono diventato, quasi inconsapevolmente, un ricercatore e promotore. É stato entusiasmante, in questi 10 anni, sperimentare e scoprire le declinazioni che poteva assumere questa disciplina, da quelle teorico-storiche a quelle pratiche. Ora molte delle regole base sono ormai quasi appannaggio di tutti, ma allora, quando si era dei pionieri, è stata una scoperta quotidiana. La disciplina è ancora giovane, ma tieni presente che oggi tutto viaggia molto più in fretta e 10 anni diventano molti nella ricerca sull’immagine, perché questa muta e sfugge in ogni istante, lasciandoci però un ampio margine di ricerca. In breve a quel punto della mia carriera ho spostato sempre di più la mia attenzione dalla forma dell’oggetto alla forma del contesto che lo ingloba, per giungere negli ultimi anni alla decodifica della forma dell’immagine, ritenendola a tutti gli effetti essa stessa un oggetto progettato. Ovvero ciò che  consumiamo delle cose, tangibilmente o intangibilmente.

Nel tuo lavoro di architetto e docente universitario che ruolo riveste il visual mktg? Come lo “utilizzi”?

Il mio approccio con la disciplina è quotidiano, che mi trovi in cattedra, nel pieno della progettazione di un allestimento o stia scrivendo per il web. Il visual marketing ti immerge consapevolmente nel contesto in cui operi, generando in te, e di conseguenze negli altri, una serie di reazioni in grado di far passare dei messaggi attraverso le emozioni. Lo spazio in cui si è inseriti, non importa cosa si stia facendo, è l’elemento con cui progettare e costruire quanto si voglia comunicare.
Ad esempio se sono in aula ho lo spazio dell’aula a disposizione, ma anche l’interazione con gli studenti e i movimenti, le parole, le fotografie che posso proiettare su ogni parete, compreso il soffitto, o le immagini che posso evocare con le parole. Tutti questi elementi del progetto mi aiuteranno nel creare un’atmosfera in grado di far passare un messaggio, in questo caso culturale, applicando il visual marketing. Allo stesso modo quando lavoro per un allestimento o curo una mostra allora devo capire quali elementi come la luce, i colori, le ombre, il posizionamento di chi la visterà, i suoi sentimenti, le sue emozioni, possano essermi utili  per costruire un autentico evento comunicativo. Altra situazione è quando lavoro nel web, ma anche lì basta capire quali siano gli elementi a disposizione e chi è l’interlocutore per iniziare a lavorare sul progetto di un’immagine-oggetto.

Nel libro che ho letto e che ha ispirato il mio blog, tu dici che l’immagine è un oggetto: puoi spiegare questo concetto ai miei visitatori e raccontarci come è nata l’idea della storia del tatuatore?

L’immagine oggi è l’elemento, bidimensionale o tridimensionale, mobile o fisso, che consumiamo perché provoca emozioni diversificate. Ad esempio se prendo un vaso giallo e lo posiziono a terra alla fermata dell’autobus, questo molto probabilmente sarà scambiato per spazzatura, mentre se lo stesso vaso lo inserisco in una vetrina alla moda o in un flash mob acquisterà significati notevolmente diversi. Il vaso giallo resta lo stesso, ma l’immagine che gli è stata costruita intorno ne muterà la percezione, perché è l’immagine stessa che consumiamo, non il vaso giallo. Allora se l’immagine è un elemento di consumo con un valore, monetario, emozionale, ideale, progettuale, ecc., è anche essa stessa un oggetto. Questo è quanto ho cercato di dimostrare in questi 10 anni e con il mio libro. Credo infatti che la progettazione delle immagini sia la vera nuova frontiera del design. Torno quindi alla prima domanda, dicendoti che dal mio punto di vista non ho mai abbandonato il mio lavoro di designer e art director, l’ho solo trasformato in design e art direction delle immagini-oggetto, perché sono queste che rispecchiano, a mio avviso, la nostra contemporaneità.
L’idea del tatuatore è nata perché cercavo un personaggio forte, in grado di spiegare l’immagine come oggetto. La scelta della narrazione, in questo caso, è parte del progetto culturale stesso. Infatti l’atto di affascinare e coinvolgere i lettori con un breve romanzo, per poi dichiaragli solo nel saggio a seguire “attento in realtà non ti ho raccontato una favoletta, ma ti ho fatto passare un messaggio estetico preciso, solo che non te ne sei accorto”, non è altro che visual marketing etico effettuato con le parole. In quanto caso specifico utilizzato per tramandare cultura.

Quanto può essere utile al giorno d’oggi per un’azienda pianificare una strategia di visual mktg?

Credo che sia fondamentale se vuole entrare nel sistema. Capire con chi si comunica, cosa si comunica e come si comunica attraverso le immagini-oggetto, nell’epoca contemporanea, è fondamentale. Se un’azienda non comprende che i linguaggi globalizzati in realtà sono solo dei sottoprodotti dei linguaggi di gruppo e dell’altro geografico da sé, le sarà difficile inserirsi nel mercato. Questo vale tanto che un’azienda si rivolga a un pubblico internazionale, quanto a quello locale. Infatti le cose non cambiano dal punto di vista dei principi, mutano solo i linguaggi visivi e verbali da utilizzare e, di conseguenza, la costruzione dell’immagine-oggetto da divulgare.

Pensi che questa disciplina sia applicabile a tutti i campi lavorativi?

Assolutamente sì. A lezione faccio molta sperimentazione con i miei studenti e ormai, dopo anni di ricerca, è lampante che non ci sia nessun campo indenne. Abbiamo lavorato, per farti un esempio, tanto sugli ultras che sulle parrucchiere di peovincia, sui melomani come sulle persone ammalate di diabete. In tutti i campi lavorativi è possibile comprendere come muoversi e utilizzare lo spazio, l’immagine e la parola, al fine di comunicare al meglio con il visual mrketing le immagini-oggetto.

Come vedi l’avvento dei social network, in particolare di quelli che basano il loro utilizzo sulla condivisione di immagini (Instagram, Pinterest…) e quanto secondo te possono risultate utili in una strategia di visual mktg?

Qui entriamo nel pieno delle ricerche degli ultimi anni. Credo che siano delle opportunità uniche, purché si sia in grado di costruire immagini-oggetto atte a far passare un contenuto, anche promozionale, ma sempre etico. Ad esempio un selfie apparentemente banale può diventare un ottimo veicolo per comunicare principi sociali, come un’infografica su come si allacciano le scarpe possa diffondere un brand. Non va però mai dimenticato che esistono anche le immagini in movimento e quelle che accadono solo per essere poi caricate in youtube. In questo caso diventa interessate prevedere quali saranno i prossimi sviluppi. Ma soprattutto credo che tutti i social network possano dare, a breve, lavoro ai nuovi designer dell’immagine-oggetto.

Ho saputo che molto presto uscirá un tuo nuovo libro… vuoi anticiparci qualcosa sul contenuto?

In questo caso renderò pubblica la mia esperienza nel campo della comunicazione di architettura, spiegando come anche una disciplina dedicata allo spazio costruito come questa si basi anch’essa sull’immagine-oggetto. Inoltre saranno inseriti degli interventi di esperti internazionali e analisi teoriche sull’uso dei social network. Ma per ora non posso dirti di più. Ti rimando alla sua lettura.

 Hai qualche consiglio da dare a chi, come me, conosce da poco il mondo del visual mktg?

Sperimentate prima di tutto, ma tu con il tuo blog già lo stai facendo, e poi ora, a differenza di 10 anni fa, inizia a esserci una minima letteratura per comprendere la disciplina.

Ringrazio di cuore Paolo, per la grande disponibilità dimostrata: non sempre professionisti di questo livello si rivelano così gentili, e anche per quetso lo ritengo un grande!
GRAZIE!