Oggi ci troviamo a parlare di Brand Identity, l’elemento principale dell’immagine aziendale, importantissima perché crea un rapporto col consumatore che continuerà a vedere e a giudicare l’azienda in base a l’immagine che gli è stata trasmessa.
Potremmo fare milioni di esempi di marchi e sono convinta che al solo nominarli sapreste abbinare un colore, piuttosto che un target, piuttosto che uno stile…
Scontato dire che in un’ottica di brand identity anche il visual marketing deve assolutamente seguire delle linee guida: pensate se all’improvviso la Mulino Bianco decidesse di mandare messaggi pubblicitari all’interno dei quali far scomparire la famigliola perfetta e far apparire una situazione di lavoro, magari di ufficio, e al posto del payoff “Il piacere di mangiar sano” di colpo apparisse un claim che grida “Fai un break con un Galletto”…che cosa accadrebbe? Sicuramente il reparto Marketing della Mulino Bianco avrebbe delle belle gatte da pelare!
Ecco perché ci sono alcuni criteri che vanno seguiti nella comunicazione di un brand, e ve li mostro portandovi subito alcuni esempi.

Sappiamo tutti a chi appartiene questo marchio vero? E’ così riconoscibile che non appena vediamo spuntare un cartellino verde dal colletto di un vestito, sappiamo dove sia stato acquistato.
Adesso guardate questo:

Cosa è successo? Il verde è diventato viola, quindi di sicuro in questo caso non riconosceremmo più il cartellino di prima. E non solo. Anche il logotipo ha assunto diverse proporzioni e posizioni.
E’ vero, soffermandoci a leggere potremmo comunque identificare il marchio e pensare che sia stato il Signor Benetton a svegliarsi storto questa mattina, in realtà però anche il posizionare in un certo modo le parole e con una certa proporzione può essere elemento di riconoscimento, quindi assolutamente da evitare (a meno che alla base non vi siano scelte strategiche di marketing) questo tipo di modifiche se si vuole trasmettere al consumatore una sensazione di coerenza e di serietà.

Altro esempio:

Non credo ci sia bisogno di parole. Harrods è il più famoso negozio del mondo per donne e uomini che scelgono il design, i regali di lusso, cibo e accessori.
Adesso immaginate che accanto a voi ci sia una bella signora che sventola la sua shopper bag con questo marchio serigrafato sopra:
Ok. Chi di voi pensa che questa shopper sia autentica? Ovviamente nessuno.

Questa è la prova che anche modificare il font di un marchio può essere assolutamente letale per il brand e che se all’improvviso tutte le shopper in giro avessero questo marchio, Harrods perderebbe molto di credibilità, nonostante la sua gigantesta buona fama.

Ma se ancora non vi ho del tutto convinto e pensate che questa storia della brand identity sia solo legata al marchio, allora vi mostro questa bella immagine:
Questo può essere un portatile della Apple? ASSOLUTAMENTE NO.
E sapete perché? Perché Apple ha saggiamente impresso nella mente dei consumatori che i suoi portatili sono bianchi oppure color alluminio, e un oggetto del genere non è concepibile tra i suoi prodotti. Effettivamente se andiamo a visitare il sito troveremo una grafica pulita, lineare, bianca. Se ci mettiamo ad osservare i suoi prodotti hanno tutti le stesse caratteristiche. E questo cosa trasmette al consumatore? Trasmette praticità, ordine, funzionalità. Sembra voler dire “non ci perdiamo in tante chiacchiere ed andiamo subito al dunque”. E in effetti questo è Apple. Quindi i suoi prodotti, così come il suo marchio semplice e pulito, trasmettono innanzitutto quella che è la filosofia dell’azienda e sembrano ogni volta voler raccontare da dove arrivano e perché sono così belli.
Ecco perché TUTTO, a partire dal marchio per finire con qualsiasi aspetto della comunicazione, anche il Visual Marketing, deve essere attentamente rispettato, perché da un colore, da un font, da una fotografia dipende l’intera immagine aziendale e il giudizio che il consumatore si fa di questa.

E voi cosa ne pensate? Avete mai provato a stravolgere un marchio? Che cosa è successo?
Faticelo sapere nei commenti per confrontarci e valutarne insieme gli “effetti collaterali”..
A presto!

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