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Visual Marketing

Salvatore Russo ci racconta Google Plus

Salvatore Russo

Ok, ve lo dico in anticipo: questa sarà di sicuro l’intervista più divertente che abbiate mai letto, ma anche la più LUNGA!

Perciò cari lettori sedetevi, mettetevi comodi, ma ritagliatevi questi dieci minuti perché ne varrà la pena!
Sono riuscita a intervistare colui che allieta le mie giornate con i suoi post divertenti e interessanti: Salvatore Russo.
Massimo esperto di Google+ e ideatore del termine #smarmellare, Salvatore non smette mai di coccolare il suo pubblico tenendolo aggiornato su questo spettacolare Social Network con una buona dose di simpatia e sarcasmo. Non esagero se dico che lo amo, ma lui questo lo sa già! 🙂
A voi l’intervista dunque, e mi raccomando: smarmellatemi ovunque!

 
Come ti è venuto in mente di gettarti a capofitto sui social network e in particolare proprio su Google+?
Uso tutte le piattaforme social sia per scopi personali che professionali, vivendoli tutti per quello che sono: opportunità. Mi occupo da 16 anni di web marketing: modellare la strategia digitale ottimale, sfruttando le opportunità a nostra disposizione, fa parte del mio lavoro. Di certo non potevo trascurare il social layer di Big G. Ne ho studiato quindi l’evoluzione, la filosofia, gli obiettivi e il modello  conversazionale.
Devo ammettere che  Google+ rispecchia completamente quello che cercavo da una piattaforma social, per questo ho deciso di parlarne e non ho ancora smesso. Parlare di Google+ è per me un esercizio creativo, mi permette di tonificare i muscoli del cervello, rivitalizzare ed ampliare il networking professionale e ricevere ottimi spunti come nei più brillanti e loquaci focus group.

Che cosa significa “smarmellare”?
Tutti noi desideriamo che i nostri contenuti siano i più belli, i più letti, i più condivisi del web. Per raggiungere questo obiettivo ognuno ha le sue tecniche, dalle più eticamente corrette alle più orrendamente spammose.

Circa un anno fa mi è venuto in mente di creare un logo (realizzato da Andrea Antoni) con cui poter manifestare la ferma volontà di spalmare i propri contenuti sull’intera popolazione dell’Internet grazie all’amore dei propri follower.

Insomma #SMARMELLARE è nato come critica a tutte le tecniche di SPAM. L’ingrediente segreto (mica tanto) dello smarmellare è l’empatia. Una conversazione basata sulla trasparenza, genuinità del contenuto e semplicità di espressione, produce effetti così soddisfacenti che lo SPAM è totalmente fuori luogo. Sii te stesso. Ovviamente non funziona sempre, se sei un Lama Digitale che sputa merda su chiunque, c’è poco da fare.

Per evitare spiacevoli fraintendimenti, si consiglia l’uso del bollo “SMARMELLARE” in modo da render chiaro agli internauti le vostre buone intenzioni di diffusion di regio contenuto
[cit. “Galateo overo de’ costumi dell’Internet”]
Come vedi il futuro di Google+? Tanti lo chiamano “il social network sfigato di google” ma tu cosa ne pensi?
Penso che molti lo stiano usando come un cucchiaio, non rendendosi  conto di avere in mano una forchetta.  Ci sono poi i detrattori della prima ora che sperano con tutte le proprie forze che Google+ muoia, onde evitare una figuraccia pubblica. Così facendo, sbagliano due volte:
Google+ non muore.
Sbagliare una previsione, se fondata su un’analisi onesta, non provoca nessuna condanna, tutti possono sbagliare. Uno come Bill Gates ha completamente cannato la previsione sul futuro di Internet, eppure non credo sia proprio un rincoglionito. Se però, si continua a proclamare la morte di Google+ con articoli dai titoli sensazionalistici per elemosinare visite, con argomentazioni fondate sul gossip digitale ed una conoscenza manifestatamente approssimativa della piattaforma, beh, comunque vada, si rischiano delle grasse figure da Willy Wonka.
Cambia, ricerca, studia, assimila e vinci! Sempre.
Un esempio? Il progetto authorship dopo 3 anni è stato abbandonato. Secondo te chi ha fatto una figuraccia? Chi lo ha sfruttato al meglio in questi 3 anni oppure coloro che hanno potuto finalmente scrivere “ah, io l’avevo detto che prima o poi sarebbe morto e per questo non l’ho mai impostato!!!11!!”?

Va detto che Google ha sbagliato strategia comunicativa. Sono stati, a mio avviso, presuntuosi. Ho riscontrato molte somiglianze con ciò che avviene nel mondo SEO, ma sui social queste strategie sono IL MALE ASSOLUTO. Serve una presenza più forte, linee guida precise, un modo di comunicare meno tecnico e accessibile a tutti. Per fortuna sembra che Google lo abbia capito e ha iniziato ad eseguire una serie di attività che vanno in questa direzione (vedi ad esempio la guida Google+ Partner Playbook)

Google+ c’è ed il suo futuro è ben delineato, rappresenta l’ingrediente social dell’ecosistema Google. Chiunque abbia un account Google (massaia di Voghera, bimbominkia di Milano, nerd di Palermo, PMI di Rovigo, social media manager di Cantù, albergatore di Riccione, etc) e voglia esprimere una propria opinione, condividere un’immagine, chattare con gli amici o qualsiasi altra attività “social”, dovrà avere a che fare con Google+.
Larry Page il 25 Giugno durante il “Google I/O 2014” ha detto:
Laggente dimentica che siamo in grado di rendere i nostri servizi migliori grazie alla comprensione delle loro identità, relazioni, lavoro, etc. Questo è il vero POTERE POTENTE ed è fondamentale per noi come azienda. Quando le persone mi fanno domande sulle sorti di Google+, in realtà, pensano esclusivamente allo “Stream”. Per noi, ad esempio, le recensioni di Google Play sono parte integrante di Google+. Vediamo tutte queste integrazioni crescere e le riteniamo molto importanti, le chiacchiere stanno a zero.
Diciamo che nella traduzione ho colorito un po’ il linguaggio, ma il succo, assai gustoso, è proprio questo. Ecco la versione originale.
Google+ è un’opportunità. Per capire se vale la pena coglierla o meno è necessario uno studio serio, senza preconcetti, che permetta di valutarne l’efficacia, da sfruttare o meno, in base agli obiettivi della propria strategia digitale. Bisogna informarsi e dopodiché decidere il grado di coinvolgimento sulla piattaforma: zero, semplice aggiornamento dei propri dati, ascolto, condivisione o addirittura conversazione!
Ad esempio: se avessi un albergo, prima di dire “ho la mia bella pagina Facebook, perché andare su Google+? Ci sono molto meno utenti ed ho letto su PierinoDigitale.it che Vic Gundotra è andato via e quindi forse chiude!” vorrei sapere che:
Le informazioni sull’attività commerciale(indicazioni, gli orari di apertura o un numero di telefono) visualizzate nella Ricerca Google o su Maps possono essere gestite solo con un account Google+.
Collegando il sito web con la Pagina Google+, si ottiene gratuitamente la visualizzazione dell’ultimo post condiviso nella spalla destra di Gmail e Google Search! Spazio solitamente occupato da pubblicità a pagamento!
Nel motore di ricerca Google gli utenti collegati alla mia pagina potrebbero visualizzare nei risultati delle proprie ricerche i miei contenuti postati su Google+ grazie a My Answers
Tramite la ricerca interna alla piattaforma ho la possibilità di trovare persone interessate alla mia offerta commerciale.
Tramite le cerchie ho la possibilità di inviare messaggi differenti per tipologia di utente, ad esempio in base alla lingua.
Potrei continuare per un bel pezzo.
E secondo te che relazione esiste tra visual marketing e Google+?
Il visual marketing mira ad attirare la nostra attenzione attraverso immagini che ci coinvolgono, ci stimolano ed emozionano. Google+ rappresenta un ottimo alleato per il raggiungimento di tale obiettivo.
Il Layout è studiato per cogliere il massimo potenziale delle immagini, la sezione “Foto” è ben strutturata e gli strumenti messi a disposizione per la modifica delle immagini superano di gran lunga  quelli forniti da qualsiasi social network.
Google sa bene quanto siano importanti le immagini nel modello comunicativo utilizzato nelle piattaforme social e sa anche quanto sia difficile trovare immagini originali e accattivanti: quindi lavora per te creando, tramite la funzione “composizione automatica”, degli effetti speciali sulle tue foto. La creazione di una nuova composizione (gif animata, video, etc) ti sarà segnalata mediante una notifica e sarà parcheggiata con le quattro frecce,  sarai tu a decidere se usarla e quando.
Google+ Stories rientra nelle possibili soluzioni offerte dalla “composizione automatica”, ma merita certamente una menzione speciale. È una raccolta delle tue foto più belle, organizzate in una emozionante sequenza temporale per mettere in evidenza i momenti salienti di un particolare momento della tua vita. Tu pensa a scattare foto, Google sarà il tuo storyteller personale.

Insomma, nello stream l’immagine regna sovrana. Non è un caso che la categoria dei fotografi sia una delle più popolose, attive e seguite di Google+.

 

Parlaci del tuo fantastico libro…
Questo libro non è un punto di arrivo, né un punto di partenza, fa parte di un percorso. Avevo iniziato a pubblicare post su Google+ perché avevo notato un enorme carenza di informazioni in merito. Tuttora c’è una marea di gente che ha un’opinione derivante dal “sentito dire dal cuggino che ha letto il titolo di un articolo su Techcrunch”.
Volevo dire la mia, con il mio stile, con il mio modo di scrivere riguardo argomenti tecnici. Per questo ho accettato d’istinto la proposta di Enrico Flaccovio, senza chiedermi chi me lo facesse fare di accollarmi un lavoro così immane! È un manuale agile e diretto, che si rivolge a tutti, e pone una forte attenzione alla “filosofia” della piattaforma social: capita quella il resto viene da sé. Non mi sono risparmiato, ho indicato quello che serve sapere per poter utilizzare al meglio Google+, evitando gli errori più classici e quelli più insidiosi e subdoli.

Ancora una volta: grazie Salvatore! ti adoro!

 

Riccardo Falcinelli e la sua “Critica portatile al Visual Design”

Come informano, narrano, seducono i linguaggi che ci circondano.

Mancano ancora un po’ di giorni allo scadere del nostro Contest (vuoi partecipare?) e oggi voglio parlarvi del libro che è in palio e che ho scelto per voi.
Non a caso ho scelto per il concorso di farvi pubblicare una serie di spot televisivi (se vuoi vederli clicca qui) e non a caso ho scelto proprio questa pubblicazione come primo regalo per voi che seguite il mio blog.
Nella sua “Critica portatile al visual design” Riccardo Falcinelli ci spiega come riuscire a cogliere davvero CHI sta parlando dietro ad un visual e COSA ci sta dicendo.Ho avuto la fortuna di potergli porre qualche domanda, su come è nata l’idea di questo libro e di cosa avrebbe voluto trasmettere al suo pubblico:
“Volevo provare a raccontare in maniera piana e diretta come funziona il mondo che circonda dal punto di vista “visuale”. Spiegare non agli addetti ai lavori ma a tutti gli altri il potere reale, operativo, del design a cui non si dà troppo peso: efficace proprio perché invisibile”.
 

Ma uno come Falcinelli, che nel suo libro parla di decenni di storia della pubblicità e di tutto ciò che fa parte del mondo “visual” da sempre, cosa pensa del visual marketing e in particolare dei social network come Instagram in cui il visual è alla base di una strategia di marketing?
“Sono strumenti contemporanei. A saperli usare bene possono perfino risultare brillanti. Ma attenzione: per capire il presente dobbiamo partire dai precedenti che l’hanno permesso, capire la società cui le cose accadono. Come il fondatore della Unilever che si inventò di regalare saponette come prima strategia di marketing virale”.
Infine gli abbiamo chiesto di spifferarci i suoi progetti futuri ma..
“Ho in cantiere un paio di libri, ma richiedono tempo, studio, meditazione. Per fare un lavoro fatto bene due o tre anni ci vorranno. Ovviamente sempre di sguardo parleranno. Ma per ora fermiamoci qui…”

Ok, anche noi ci fermiamo qui. E lo ringraziamo per aver condiviso con noi questa piccola intervista, oltre che ad averci “donato” questa interessante guida, che ci apre al fantastico mondo del visuale e ci fa apprezzare ancora di più la nostra cultura.

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Rubrica del Lunedi. La texture e il pattern.

Stiamo quasi per concludere questo mese all’insegna degli elementi del linguaggio visivo.
Oggi parliamo innanzitutto di superfici e texture.
Ogni oggetto possiede una sua superficie, riconoscibile per le caratteristiche della sua texture. Il termine texture significa letteralmente “trama di un tessuto”.
Nel linguaggio visuale la texture è la trama, fatta di segni, di punti, di linee…tracciati così in maniera omogenea da sembrare unitaria. Essa è quindi composta da segni organizzati e accostati in un certo modo.
Anche in natura possiamo trovare le texture: per esempio nella corteccia di un albero, o nella “trama” di una buccia di arancia…Le texture sono presenti in diversi ambiti, come l’architettura, la scultura, la pittura, la grafica ecc.

Una cosa da non fare è confondere la texture con il pattern. Esiste una sottile differenza tra i due.
Innanzitutto il pattern è un vero e proprio modulo ripetutto regolarmente e in maniera identica su una superficie. Viene utilizzato soprattutto nel mondo della grafica computerizzata, ma in passato sono stati usati nelle decorazioni delle ceramiche, così come nei tessuti, o nella scultura.
Da questo ne deriva che il pattern è soprattutto artificiale, cioè disegnato dall’uomo con strumenti e tecniche diverse.
Il pattern è l’elemento base per la definizione di una texture e del suo aspetto visivo.
In relazione al pattern scelto, le superfici assumeranno una teture diversamente espressiva.

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Facebook e le sue immagini sempre più grandi

Avete notato come sono cambiate le immagini sui post di Facebook?
Sembra quasi che i programmatori del Social Network si divertino a fare impazzire tutti i social media manager del mondo..
Fino a poco fa la misura standar delle immagini era di 403×403 pixel. E adesso?
Come è facie notare, Facebook sta dando sempre più spazio alle immagini, portando l’immagine del profilo a 470 pixel e quella dei post addirittura a 504.
E allora perché a volte compaiono piccole a sinistra?

Analizzando le pagine che gestisco mi sono accorta che Facebook va a posizionare su un lato le immagini più alte di 504 pixel. Ok quindi alle immagini quadrate o a quelle che rimangono più basse (mantenendo però la base di 504 pixel fissa), perché così facendo vengono automaticamente allargate e messe centrali così da risultare più evidenti.
Ma quale sarà il prossimo giochino di Facebook per farci divertire un altro po’?
Speriamo arrivi il più tardi possibile 🙂

file troppo grande! Facebook lo posiziona a sinistra automaticamente

Immagine con base 504 pixel e altezza di 260 pixel.  Facebook la inserisce centrale e molto grande.

 

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Rubrica del Lunedi. Elementi del linguaggio visivo: le forme.

La forma è l’elemento che permette alla nostra percezione visiva di identificare l’oggetto che vediamo. E’ grazie alla forma che riusciamo ad individuare una figura e a staccarla dallo sfondo e a distinguere un quadrato, da un cerchio, da un pentagono…
Le forme si suddividono in due categorie: le forme organiche naturali e quelle artificiali.

Le forme nella natura

Anche in natura troviamo forme geometriche, ma nella maggior parte dei casi ci appaiono come irregolari e di difficile comprensione. Pensate alle piante piuttosto che ad una roccia…

Successione di Kandinskij
Kandinskij – Successione

Diversi artisti si sono ispirati alla natura, soprattutto dopo l’invenzione del microscopio che ha svelato mondi interi di forme e colori mai visti prima. Per fare un esempio, sembra che Kandinskij si sia spesso ispirato a crostacei, amebe, diatomee e molti altri esseri che popolano il mondo della biologia.

Le forme geometriche

La prima cosa a cui pensiamo parlando di forme è proprio al concetto di geometrico e a quelle che sono le forme più semplici e di riferimento per la nostra mente: il cerchio, il quadrato, il triangolo.
A supporto della forma troviamo la struttura, che nasce mediante la corretta sovrapposizione di griglie e reticoli lineari.
Le strutture sono fissate da norme geometriche e da modalità percettive:in tal modo si evidenziano le simmetrie, le suddivisioni, i rapporti proporzionali tra le parti.
Oltre a a queste forme, esistono anche i poligoni regolari, che proprio perché meno visibili quotidianamente sono di più difficile comprensione all’occhio e tendono a essere ricordati meno tra le forme “base” di cui parlavo prima.
I poligoni sono regolari quando hanno tutti i lati uguali e tutti gli angoli uguali.
Alcuni poligoni regolari sono il pentagono, l’esagono, l’ottagono ecc..

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