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Visual Marketing

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Attenzione: 
verranno considerati validi solo i video pubblicati con l’hashtag!

Il valore del Visual Marketing nella nostra vita

Il Visual Marketing è quella strategia che utilizza immagini e video per la comunicazione di un’Azienda.

Questo tipo di approccio nel mondo del web è aumentato a dismisura negli ultimi anni, facendo addirittura nascere social network che si basano esclusivamente sulla condivisione di immagini (di cui abbiamo già molto porlato).
Ma perché tutto questo? Viviamo in una società dove la vita è frenetica, siamo sempre di corsa ed ipotizzare che un utente si concentri per tanto tempo sui contenuti che pubblicchiamo è impensabile.

Ovviamente un messaggio lanciato attraverso un’immagine risulta più immediato, veloce e non ha bisogno di “perdere troppo tempo”.
Alcuni studi dicono che siamo in grado di recepire il significato di un elemento visivo in meno di un decimo di secondo!

Ecco perché è fondamentale utilizzare le immagini all’interno dei nostri canali social: per ottenere risultati e interazione più facilmente.
Alcuni di questi dati possono confermare il reale valore del visual marketing:
– Su Facebook un’immagine riceve il 53% di MI PIACE in più rispetto ad un normale post di testo
– I Tweet contenenti immagini vengono retwittati oltre il 150% in più dei normali tweet di testo
– Ogni minuto vengono condivisi più di 700 video di Youtube
– Le infografiche di qualità hanno un tempo di lettura 30 volte più alto di un articolo
– Alcuni effetti del colore aumentano dell’80% la voglia di leggere.

E voi cosa ne pensate? Vi fermate spesso di fronte alle immagini?

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Rubrica del Lunedì. Dal piano al volume

Il piano è la superficie generata da una linea in movimento, lung una qualsiasi direzione. Il piano ha due dimensioni, lunghezza e larghezza, ma non ha uno spessore, e definisce il limite esterno di un volume.
Geometricamente parlando il piano è infinito, ma possiamo delinearlo attraverso linee di contorno, che generano così linee poligonali: triangoli, quadrati, cerchi….
Essendo bidimensionale il piano ha costretto gli artisti a inventare una serie di sistemi per poter rappresentarne la tridimensionalità, un esempio ne è la prospettiva.
Il volume invece possiede tre dimensioni: larghezza, lunghezza e profondità. Esso non è altro che una porzione di spazio tridimensionale.

Ogni volume solido ha una precisa collocazione nello spazio ed è a sua volta definito da linee, punti e superfici piane.
In campo artistico il volume è carattere proprio di scultura e architettura, mentre nelle grafiche bidimensionali (la pittura per esempio) la rappresentazione del volume è ovviamente illusoria.
Ogni oggetto tridimensionale possiede volume e va osservato da punti di vista diversi: il senso compiuto di una scultura per esempio si può cogliere solo girandogli attorno e percendone i diversi effetti visivi in base al punto di vista. La stessa cosa vale per l’architettura.
La rappresentazione dei volumi nello spazio è un elemento fondamentale soprattutto per gli artisti, tanto da arrivare a creare uno stile pittorico dove la vera essenza era la negazione della rappresentazione prospettica.

Apollo e Dafne di Bernini affiancata ad un’opera di Georges Braque

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Inbound e Outbound Marketing. Tu per chi stai tifando?

Inbound e Outbound Marketing
© viverdeblog.com

Come è facilmente immaginabile, l’avvento del Web ha fortemente stravolto il concetto di pubblicità nel corso degli anni. Un’azienda che era abituata a pianificare i suoi investimenti in materiale pubblicitario cartaceo, piuttosto che in tv o in radio, oggi non può più fare a meno di ragionare escludendo dai suoi piani il mondo del web.
Si dice quindi che da un concetto di OUTBOUND Marketing, attraverso cui l’azienda lanciava dei messaggi andando a colpire il suo target in qualsiasi momento della giornata e all’interno delle proprie case facendogli porre l’attenzione su ciò che voleva comunicare, siamo passati a quello dell’INBOUND Marketing che fa l’esatto opposto, lanciando in rete dei contenuti di valore che possano incuriosire e interessare il cliente, portandolo a contattare l’azienda di sua iniziativa.


Ovviamente il salto è molto grande: prima andavamo a “rompere le scatole” alle persone affinché “accettassero il nostro invito” e ci ascoltassero, adesso sono i clienti e valutare quali tra le informazioni  che trovano su web gli sono più utili e a cercare l’azienda se la ritengono di loro interesse. Il risultato è quindi un pubblico targhettizzato, che è già di base interessato a ciò che l’azienda produce.
Oltre a questo c’è da sottolineare che nel mondo del web i costi sono nettamente inferiori, ed anche di fronte ad un confronto tra risultati e riscontri ottenuti l’inbound marketing vince di gran lunga.
L’outbound marketing quindi morirà? Non esisteranno più i volantini nei bar, le pubblicità alla radio o gli spot televisivi? Io non credo.. sono certa che il mondo del web sia un potente ed efficace strumento di comunicazione, ma al tempo stesso penso che i tradizionali strumenti utilizzati fino ad oggi, per quanto con costi elevati e per quanto invandenti (pensate alla pubblicità nel bel mezzo del vostro film preferito), abbiano comunque un impatto elevato e che una azienda che si rispetti non può non continuare a prevederli nella propria pianificazione pubblicitaria. Ricordiamoci anche che una buona fetta di pubblico oggi ancora non utilizza il web o non è iscritto ai social network, e sto parlando di bambini, di anziani e anche di tutti quei professionisti che non ne sentono necessità (come gli artigiani per esempio…).

E nel visual marketing? Quali differenze ci sono?
Se è vero che fare Visual Marketing significa fare marketing attraverso le immagini o tutto ciò che crea un messaggio visivo, va da sé che la differenza di base non sta nell’utilizzo del web o dei tradizionali sistemi pubblicitari. Il punto però sta in ciò che vogliamo comunicare e nel modo in cui lo facciamo. Per esempio, difficilmente un manifesto 6×3 m con all’interno una infografica verrà apprezzato da qualcuno, perché questo tipo di prodotto per sua natura nasce per lanciare un messaggio in maniera veloce e sintetica a chi passa da lì, quindi inserire un’immagine, per quanto accattivante, con troppe informazioni o elementi va a snaturare lo strumento di comunicazione scelto.
Allo stesso tempo però una pubblicità che vende in maniera diretta e “sfacciata” un prodotto, una volta pubblicata su web, difficilmente verrà considerata da qualcuno, perché il web ha come concetto di base la condivisione e l’informazione e nessuno degli utenti collegati ha voglia di vedersi comparire davanti un messaggio pubblicitario.
Un vero professionista di Visual Marketing e di Comunicazione sà quali strumenti utilizzare in base all’obiettivo da raggiungere e all’interno di una pianificazione pubblicitaria non andrà mai ad escludere nessuna delle vie percorribili.

E voi cosa ne pensate? Siete amanti del web o ancora tifate per il mondo pubblicitario tradizionale?
Largo ai commenti…

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Visual e Cultura: come la pubblicità è entrata nella nostra storia

Era l’anno 1704 quando sul Boston News-letter usciva il primo vero annuncio pubblicitario.
Manifesto che ha fatto la storiaDa allora la pubblicità ne ha fatta di strada, e ha subito tantissime trasformazioni dovuti sia al contesto culturale sia ai mezzi utilizzati nei vari momenti storici. Oggi che il nostro mondo ruota soprattutto sul web e in cui tutto è digitalizzato, fatichiamo ad immaginare artisti di un tempo passato che, armati di pazienza e creatività, dipingevano con le loro mani manifesti e immagini pubblicitarie.
Ne è un fantastico esempio il manifesto creato durante prima guerra mondiale da James Montgomery Flagg che noi tutti conosciamo, e che ritrae lo Zio Sam (personificazione dell’esercito degli Stati Uniti) che indica di fronte a sé dicendo I WANT YOU.
Questo manifesto è stato riproposto in svariate versioni nel corso degli anni e ad oggi è una delle immagini più ricordate dalle persone.

babbo natale coca cola

E che dire dell’immagine della Coca Cola che ha dato vita all’immagine che oggi tutti abbiamo del favoloso Babbo Natale?
Coca Cola con l’intento di diffondere il culto della bevanda analcolica più bevuta di tutti i tempi, e soprattutto puntando ad un target strettamente giovanile, ha scelto di rappresentare un Babbo Natale vestito dei suoi colori. Quale era l’obiettivo? Associare l’immagine di questo buonissimo nonnino alla bontà del prodotto, e ovviamente tutti sappiamo che è stato centrato in pieno.
Da allora Babbo Natale è rosso e bianco ed è strettamente legato a Coca Cola.

Manifesto We can do itNel 1942, in piena seconda guerra mondiale, un altro manifesto è passato alla storia: l’immagine dipinta da J. Howard Miller per Westinghouse Electric. Questa immagine invitava le donne a prendere il posto di lavoro degli uomini partiti per la guerra e ritraeva Rosie la Rivettatrice che gridava “Possiamo farlo!”.
Inutile dire che anche questa è una delle immagini rimaste nel cuore delle persone, e che ancora oggi rappresenta l simbolo indiscusso del femminismo occidentale.

Dopo alcuni anni, con l’avvento della tv e dei mezzi radio, le immagini pubblicitarie hanno avuto larga diffusione, fino ad arrivare ai giorni nostri in cui sono “pane” per le aziende.
Ogni giorno recepiamo migliaia di messaggi pubblicitari che vanno ad intrecciarsi con la nostra vita e che entrano a far parte del nostro quotidiano.
La pubblicità, e di conseguenza le immagini che le compongono, non si limitano quindi a far arrivare un messaggio (solitamente legato all’acquisto) ma anzi portano con sé la cultura e il contesto del momento e diventano parte integrante della nostra vita.
E voi? ricordare qualche spot in particolare? Raccontatecelo…

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