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Come la netiquette incide sull’immagine aziendale

Per netiquette si intende un insieme di regole di educazione che si dovrebbero utilizzare mentre si naviga su internet: essendo una società virtuale ci sono regole di comportamento proprio come per la società in cui interagiamo nella vita reale.

E’ importante rispettarle perchè, se spesso nella vita reale le cose possono essere interpretate, spiegate a voce e di persona, su internet c’è un’ostacolo in più: gli utenti non si vedono, non ci sono espressioni se non quelle scritte, manca il contatto umano. E’ quindi doveroso avere ancora più tatto, per non essere fraintesi o sembrare maleducati.

Di seguito un elenco delle regole da seguire, consigliate da iobloggo.com:

  1. Appena entri in un forum, una chat o una community è bene leggere i messaggi che vi circolano: così potrai renderti conto dell’argomento, del modo con cui lo si tratta, dei temi già trattati.
  2. Evita di scrivere in caratteri maiuscoli: equivale ad URLARE e così viene inteso dagli utenti.
  3. Evita di scrivere lo stesso messaggio in più luoghi (forum, email, chat, commenti). Questo equivale al cosiddetto crossposting.
  4. Evita in luoghi pubblici (forum, chat, community) polemiche e questioni personali, rispetta le idee altrui, le religioni e razze diverse dalla tua, non bestemmiare né insultare altri utenti. Evita SEMPRE il turpiloquio, non ricorrere a censure superflue. Evita di giudicare le persone, specie se non le conosci.
  5. Ognuno si senta libero di esprimere le proprie idee, nei limiti dell’educazione e del rispetto altrui: ben vengano le discussioni vivaci ed animate, ma senza trascendere i suddetti limiti!
  6. Non inviare messaggi pubblicitari, catene di Sant’Antonio o comunicazioni che non siano state sollecitate in modo esplicito.
  7. E’ severamente vietato rendere pubbliche le conversazioni private (MP, ICQ, mail, etc..) senza il consenso dei diretti interessati.
  8. Non essere intollerante con chi commette errori sintattici o grammaticali. Chi scrive, è comunque tenuto a migliorare il proprio linguaggio in modo da risultare comprensibile alla collettività.
  9. Usa le faccine per esprimere gli umori: quando dici qualcosa di sarcastico o scherzoso, è l’unico modo per comunicare all’interlocutore che non fai sul serio! Ma non abusarne: l’uso di troppe o inopportune faccine non è ben accetto. 

 E per finire mi raccomando: fate i bravi! 🙂

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Paolo Schianchi ci racconta la sua storia da pioniere del Visual Marketing

Paolo Schianchi

Paolo Schianchi, autore di “L’immagine è un oggetto” da 10 anni si dedica al Visual Marketing e quotidianamente esplora questa disciplina in tutte le sue declinazioni.
Lo stesso Paolo ha ispirato me e il mio blog, e oggi sono ONORATA di poter condividere con voi la sua esperienza, certa che sarà utile a ciascuno dei miei lettori.
Buona lettura!

Da 10 anni parli di Visual Marketing a tutti: che cosa ha ispirato la scelta di dedicarti a questa disciplina? Perché proprio questa?

Per anni mi sono occupato di design e art direction, pensando che nella forma delle cose si potesse celare la risposta all’emozione dell’acquisto, inteso in tutte le sue accezioni: da quella prettamente monetaria a quella emotiva, da quella culturale a quella visiva, solo per citarne alcune. Però al tempo steso intuivo mancare una parte. Ho preso così coscienza che la forma degli oggetti non era l’unico elemento a provocare emozioni, ma, a ben vedere, il contesto in cui venivano inseriti era l’elemento discriminate: l’ingrediente X. É stato così che mi sono inoltrato nello studio di questa nuova disciplina, scoperta per caso negli anni in cui ancora si iniziava a discuterne. Anni in cui il visual marketing era ancora tutto da sperimentare. Ne sono diventato, quasi inconsapevolmente, un ricercatore e promotore. É stato entusiasmante, in questi 10 anni, sperimentare e scoprire le declinazioni che poteva assumere questa disciplina, da quelle teorico-storiche a quelle pratiche. Ora molte delle regole base sono ormai quasi appannaggio di tutti, ma allora, quando si era dei pionieri, è stata una scoperta quotidiana. La disciplina è ancora giovane, ma tieni presente che oggi tutto viaggia molto più in fretta e 10 anni diventano molti nella ricerca sull’immagine, perché questa muta e sfugge in ogni istante, lasciandoci però un ampio margine di ricerca. In breve a quel punto della mia carriera ho spostato sempre di più la mia attenzione dalla forma dell’oggetto alla forma del contesto che lo ingloba, per giungere negli ultimi anni alla decodifica della forma dell’immagine, ritenendola a tutti gli effetti essa stessa un oggetto progettato. Ovvero ciò che  consumiamo delle cose, tangibilmente o intangibilmente.

Nel tuo lavoro di architetto e docente universitario che ruolo riveste il visual mktg? Come lo “utilizzi”?

Il mio approccio con la disciplina è quotidiano, che mi trovi in cattedra, nel pieno della progettazione di un allestimento o stia scrivendo per il web. Il visual marketing ti immerge consapevolmente nel contesto in cui operi, generando in te, e di conseguenze negli altri, una serie di reazioni in grado di far passare dei messaggi attraverso le emozioni. Lo spazio in cui si è inseriti, non importa cosa si stia facendo, è l’elemento con cui progettare e costruire quanto si voglia comunicare.
Ad esempio se sono in aula ho lo spazio dell’aula a disposizione, ma anche l’interazione con gli studenti e i movimenti, le parole, le fotografie che posso proiettare su ogni parete, compreso il soffitto, o le immagini che posso evocare con le parole. Tutti questi elementi del progetto mi aiuteranno nel creare un’atmosfera in grado di far passare un messaggio, in questo caso culturale, applicando il visual marketing. Allo stesso modo quando lavoro per un allestimento o curo una mostra allora devo capire quali elementi come la luce, i colori, le ombre, il posizionamento di chi la visterà, i suoi sentimenti, le sue emozioni, possano essermi utili  per costruire un autentico evento comunicativo. Altra situazione è quando lavoro nel web, ma anche lì basta capire quali siano gli elementi a disposizione e chi è l’interlocutore per iniziare a lavorare sul progetto di un’immagine-oggetto.

Nel libro che ho letto e che ha ispirato il mio blog, tu dici che l’immagine è un oggetto: puoi spiegare questo concetto ai miei visitatori e raccontarci come è nata l’idea della storia del tatuatore?

L’immagine oggi è l’elemento, bidimensionale o tridimensionale, mobile o fisso, che consumiamo perché provoca emozioni diversificate. Ad esempio se prendo un vaso giallo e lo posiziono a terra alla fermata dell’autobus, questo molto probabilmente sarà scambiato per spazzatura, mentre se lo stesso vaso lo inserisco in una vetrina alla moda o in un flash mob acquisterà significati notevolmente diversi. Il vaso giallo resta lo stesso, ma l’immagine che gli è stata costruita intorno ne muterà la percezione, perché è l’immagine stessa che consumiamo, non il vaso giallo. Allora se l’immagine è un elemento di consumo con un valore, monetario, emozionale, ideale, progettuale, ecc., è anche essa stessa un oggetto. Questo è quanto ho cercato di dimostrare in questi 10 anni e con il mio libro. Credo infatti che la progettazione delle immagini sia la vera nuova frontiera del design. Torno quindi alla prima domanda, dicendoti che dal mio punto di vista non ho mai abbandonato il mio lavoro di designer e art director, l’ho solo trasformato in design e art direction delle immagini-oggetto, perché sono queste che rispecchiano, a mio avviso, la nostra contemporaneità.
L’idea del tatuatore è nata perché cercavo un personaggio forte, in grado di spiegare l’immagine come oggetto. La scelta della narrazione, in questo caso, è parte del progetto culturale stesso. Infatti l’atto di affascinare e coinvolgere i lettori con un breve romanzo, per poi dichiaragli solo nel saggio a seguire “attento in realtà non ti ho raccontato una favoletta, ma ti ho fatto passare un messaggio estetico preciso, solo che non te ne sei accorto”, non è altro che visual marketing etico effettuato con le parole. In quanto caso specifico utilizzato per tramandare cultura.

Quanto può essere utile al giorno d’oggi per un’azienda pianificare una strategia di visual mktg?

Credo che sia fondamentale se vuole entrare nel sistema. Capire con chi si comunica, cosa si comunica e come si comunica attraverso le immagini-oggetto, nell’epoca contemporanea, è fondamentale. Se un’azienda non comprende che i linguaggi globalizzati in realtà sono solo dei sottoprodotti dei linguaggi di gruppo e dell’altro geografico da sé, le sarà difficile inserirsi nel mercato. Questo vale tanto che un’azienda si rivolga a un pubblico internazionale, quanto a quello locale. Infatti le cose non cambiano dal punto di vista dei principi, mutano solo i linguaggi visivi e verbali da utilizzare e, di conseguenza, la costruzione dell’immagine-oggetto da divulgare.

Pensi che questa disciplina sia applicabile a tutti i campi lavorativi?

Assolutamente sì. A lezione faccio molta sperimentazione con i miei studenti e ormai, dopo anni di ricerca, è lampante che non ci sia nessun campo indenne. Abbiamo lavorato, per farti un esempio, tanto sugli ultras che sulle parrucchiere di peovincia, sui melomani come sulle persone ammalate di diabete. In tutti i campi lavorativi è possibile comprendere come muoversi e utilizzare lo spazio, l’immagine e la parola, al fine di comunicare al meglio con il visual mrketing le immagini-oggetto.

Come vedi l’avvento dei social network, in particolare di quelli che basano il loro utilizzo sulla condivisione di immagini (Instagram, Pinterest…) e quanto secondo te possono risultate utili in una strategia di visual mktg?

Qui entriamo nel pieno delle ricerche degli ultimi anni. Credo che siano delle opportunità uniche, purché si sia in grado di costruire immagini-oggetto atte a far passare un contenuto, anche promozionale, ma sempre etico. Ad esempio un selfie apparentemente banale può diventare un ottimo veicolo per comunicare principi sociali, come un’infografica su come si allacciano le scarpe possa diffondere un brand. Non va però mai dimenticato che esistono anche le immagini in movimento e quelle che accadono solo per essere poi caricate in youtube. In questo caso diventa interessate prevedere quali saranno i prossimi sviluppi. Ma soprattutto credo che tutti i social network possano dare, a breve, lavoro ai nuovi designer dell’immagine-oggetto.

Ho saputo che molto presto uscirá un tuo nuovo libro… vuoi anticiparci qualcosa sul contenuto?

In questo caso renderò pubblica la mia esperienza nel campo della comunicazione di architettura, spiegando come anche una disciplina dedicata allo spazio costruito come questa si basi anch’essa sull’immagine-oggetto. Inoltre saranno inseriti degli interventi di esperti internazionali e analisi teoriche sull’uso dei social network. Ma per ora non posso dirti di più. Ti rimando alla sua lettura.

 Hai qualche consiglio da dare a chi, come me, conosce da poco il mondo del visual mktg?

Sperimentate prima di tutto, ma tu con il tuo blog già lo stai facendo, e poi ora, a differenza di 10 anni fa, inizia a esserci una minima letteratura per comprendere la disciplina.

Ringrazio di cuore Paolo, per la grande disponibilità dimostrata: non sempre professionisti di questo livello si rivelano così gentili, e anche per quetso lo ritengo un grande!
GRAZIE!

Rubrica del Lunedì. Le illusioni ottiche.

Nella creazione artistica, nella grafica, ma soprattutto nel disegno geometrico, incontriamo spesso situazioni visive che provocano, al di là delle nostre intenzioni, difficoltà di interpretazione.
Ci troviamo così di fronte a figure ambigue, di dubbia decodificazione se non ad autentiche illusioni ottiche. L’illusione consiste in un vero e proprio errore di valutazione della realtà, compiuto dal nostro cervello. Numerosi sono gli esempi di figure costruite e studiate dagli psicologi senza riuscire però a dare una spiegazione esaustiva a questi fenomeni.

Le illusioni ottiche nell’arte

Nella creazione artistica, in ogni epoca e per ogni stile, uno degli obiettivi principali è sempre stato quello di stupire l’osservatore per l’abilità tecnica espressa o per l’immaginazione e la creatività. Ecco perché nelle diverse epoche ci sono stati artisti che hanno realizzato opere basate sulle illusioni ottiche.

René Magritte – La condizione umana
Giuseppe Arcimboldo – Il bibliotecario

Riassumento le leggi della percezione visiva e delle illusioni ottiche potremmo quindi dire che:
1 – Si vede quello che non c’è
2 – Si vede quello che non può esistere
3 – Si vede la stessa cosa ma da differenti punti di vista
4 – Si vedono più cose in luogo in una sola
5 – Non si vede quello che c’è

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Instagram è in tavola! Intervista a Fico Secco e Uva Passa

Alcuni giorni fa girottolavo su Instagram e mi sono imbattuta sull’account ficoeuva: subito mi ha colpito la montagna di colori e di allegria che riempivano questa pagina attraverso tante ricette e piatti ricchi di creatività, tanto che non ho potuto fare a meno di volerlo condividere con voi.

Fico Secco e Uva Passa in realtà si chiamano Paolo e Sara. Compagni di vita e di cucina, amano sperimentare ai fornelli ogni giorno ricette nuove e presentarle con creatività e simpatia alle loro due figlie. Questo ha dato vita a progetti, collaborazioni e idee nuove che negli anni sono andate aumentando.
Ho quindi il piacere di condividere con voi la loro esperienza, indicandoli come esempio di Visual Marketing, attraverso Instagram ma non solo… una volta letto l’articolo potete andare a sbirciare anche sul loro blog, che è veramente la sintesi del loro mondo e della loro vita: http://www.ficoeuva.com

Buona lettura! 

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Mi sono imbattuta per caso nel vostro profilo di Instagram e da giovane mamma, nonché lavoratrice appassionata di Visual Marketing, non ho potuto non notare con quanto amore e con quanta bravura avete creato la vostra gallery. Da dove è nata l’idea? E di cosa vi occupate principalmente?

Nella quotidianità ci occupiamo di tutt’altro, lavoriamo entrambi in Banca e abbiamo due bellissime figlie, Vittoria e Caterina, che mangiano tutto quello che fotografiamo e che alimentano continuamente la nostra fantasia.
Abbiamo sempre avuto una forte creatività, poi la vita ci ha portato ad occuparci di altro. Con il blog siamo riusciti a ritrovare noi stessi. Lo spunto di questi piccoli quadri è arrivato con le bambine. Mangiano poco, e quindi giocando su questi elementi siamo riusciti ad incuriosirle, e con l’andare del tempo è diventato un passatempo che coinvolge un po’ tutti.
L’ispirazione è nella nostra vita quotidiana, l’essere genitori ci da l’opportunità di avere la mente in un continuo vortice creativo.

Sono nate anche altre idee o collaborazioni? Ho notato che siete anche in libreria e che avete un sito, un contest ecc…

Idee ne nascono in continuazione, collaborazioni anche, è stato molto bello riuscire a pubblicare un libro:Funny Plates edito da Trenta Editore, è un libro per bambini e per tutta la famiglia per accompagnare i 12 mesi dell’anno con ricette stagionali, ovviamente con lo  stile “ficoeuva”

Tra i tanti lavori fatti, c’è uno che avete apprezzato di più?

Tutti i lavori fatti ci hanno lasciato qualcosa, dalla collaborazione per un calendario dell’avvento, alle uova di cioccolato per Pasqua, all’orsetto per l’Associazione italiana bambini diabetici, ai piatti che tutti i mesi prepariamo utilizzando il riso, collaborazioni che hanno stimolato la nostra fantasia.

Idee per il futuro? 

Tanti progetti futuri, e un paio di collaborazioni top secret al momento 🙂

Cosa consigliate a chi come voi vorrebbe mostrare a tutti le proprie creazioni?

 Utilizzare i canali social, che sia facebook o instagram o twitter, sfruttare al meglio le pecularità di ogni canale e non arrendersi subito ma insistere nel portare avanti i propri progetti con passione e determinazione: i risultati non tarderanno ad arrivare.

Ringrazio di cuore Paolo e Sara per averci raccontato la loro esperienza e per averci portato per un po’ nella cucina della loro casa.
E voi cosa ne pensate? Avete mai pensato ad un business di questo tipo?
Largo ai commenti…

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La sacra ed inviolabile Brand Identity

Oggi ci troviamo a parlare di Brand Identity, l’elemento principale dell’immagine aziendale, importantissima perché crea un rapporto col consumatore che continuerà a vedere e a giudicare l’azienda in base a l’immagine che gli è stata trasmessa.
Potremmo fare milioni di esempi di marchi e sono convinta che al solo nominarli sapreste abbinare un colore, piuttosto che un target, piuttosto che uno stile…
Scontato dire che in un’ottica di brand identity anche il visual marketing deve assolutamente seguire delle linee guida: pensate se all’improvviso la Mulino Bianco decidesse di mandare messaggi pubblicitari all’interno dei quali far scomparire la famigliola perfetta e far apparire una situazione di lavoro, magari di ufficio, e al posto del payoff “Il piacere di mangiar sano” di colpo apparisse un claim che grida “Fai un break con un Galletto”…che cosa accadrebbe? Sicuramente il reparto Marketing della Mulino Bianco avrebbe delle belle gatte da pelare!
Ecco perché ci sono alcuni criteri che vanno seguiti nella comunicazione di un brand, e ve li mostro portandovi subito alcuni esempi.

Sappiamo tutti a chi appartiene questo marchio vero? E’ così riconoscibile che non appena vediamo spuntare un cartellino verde dal colletto di un vestito, sappiamo dove sia stato acquistato.
Adesso guardate questo:

Cosa è successo? Il verde è diventato viola, quindi di sicuro in questo caso non riconosceremmo più il cartellino di prima. E non solo. Anche il logotipo ha assunto diverse proporzioni e posizioni.
E’ vero, soffermandoci a leggere potremmo comunque identificare il marchio e pensare che sia stato il Signor Benetton a svegliarsi storto questa mattina, in realtà però anche il posizionare in un certo modo le parole e con una certa proporzione può essere elemento di riconoscimento, quindi assolutamente da evitare (a meno che alla base non vi siano scelte strategiche di marketing) questo tipo di modifiche se si vuole trasmettere al consumatore una sensazione di coerenza e di serietà.

Altro esempio:

Non credo ci sia bisogno di parole. Harrods è il più famoso negozio del mondo per donne e uomini che scelgono il design, i regali di lusso, cibo e accessori.
Adesso immaginate che accanto a voi ci sia una bella signora che sventola la sua shopper bag con questo marchio serigrafato sopra:
Ok. Chi di voi pensa che questa shopper sia autentica? Ovviamente nessuno.

Questa è la prova che anche modificare il font di un marchio può essere assolutamente letale per il brand e che se all’improvviso tutte le shopper in giro avessero questo marchio, Harrods perderebbe molto di credibilità, nonostante la sua gigantesta buona fama.

Ma se ancora non vi ho del tutto convinto e pensate che questa storia della brand identity sia solo legata al marchio, allora vi mostro questa bella immagine:
Questo può essere un portatile della Apple? ASSOLUTAMENTE NO.
E sapete perché? Perché Apple ha saggiamente impresso nella mente dei consumatori che i suoi portatili sono bianchi oppure color alluminio, e un oggetto del genere non è concepibile tra i suoi prodotti. Effettivamente se andiamo a visitare il sito troveremo una grafica pulita, lineare, bianca. Se ci mettiamo ad osservare i suoi prodotti hanno tutti le stesse caratteristiche. E questo cosa trasmette al consumatore? Trasmette praticità, ordine, funzionalità. Sembra voler dire “non ci perdiamo in tante chiacchiere ed andiamo subito al dunque”. E in effetti questo è Apple. Quindi i suoi prodotti, così come il suo marchio semplice e pulito, trasmettono innanzitutto quella che è la filosofia dell’azienda e sembrano ogni volta voler raccontare da dove arrivano e perché sono così belli.
Ecco perché TUTTO, a partire dal marchio per finire con qualsiasi aspetto della comunicazione, anche il Visual Marketing, deve essere attentamente rispettato, perché da un colore, da un font, da una fotografia dipende l’intera immagine aziendale e il giudizio che il consumatore si fa di questa.

E voi cosa ne pensate? Avete mai provato a stravolgere un marchio? Che cosa è successo?
Faticelo sapere nei commenti per confrontarci e valutarne insieme gli “effetti collaterali”..
A presto!

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